Mi sbottono i primi tre lucchetti della camicia(quei classici bottoni da "strappo alla Hulk"), mi arrotolo le maniche, prendo un bicchiere dal set di cristallo della zia Maria, una bottiglia di Ardbeg e un pezzo ti cioccolata fondente. Con fare Marlon Brando riempio il bicchierino, appositamente creato da un artista palermitano del 1894, come regalo di nozze alla zia Ornella, e sempre con Marlon Brando(ma accigliato come un Al Pacino) mi scolo senza troppi perchè il fremente contenuto alla faccia della zia Ornella.
Brucio. Dentro. Urlo come un Micheal Jackson che si è svegliato senza naso, intonando un Thriller e un accenno a Immigrant Song(ma sempre in modalità "moonwalk"). Non bevo whisky, di solito qualche liquore(ma già con la gola gonfia come l'airbag di un carrarmato), ma se esiste l'Inferno adesso sta folleggiando nel mio esofago. Cerco una pillola stile Dante, che si infiltri nei miei gironi respiratori, e che bucherelli di piombo Lucifero e compagnia bella. Trovo un'aspirina. Giro la madonnina e tiro una bestemmia che mi dovrò confessare dal Papa in persona se voglio qualche speranza dopo la morte. Quindi ho sei minuti. Con la gola più rossa del culo di una scimmia, e a bocca aperta manco mi si fosse bloccata in uno sbadiglio cosmico, ingoio una quantità di farmaci per la gola che riempirebbero tutti i gironi dell'inferno più un paio di campi da calcio, ma con immenso orrore mi accorgo che tra questi c'è il sedativo per il cane(un San Bernado che è grosso come il più sazio dei Bud Spencer). E allore infilo li per lì un bestemmione che a san Paolo cade l'aureola, e con uno sguardo alla Marlyn Mason dopo essere stato investito da un camion che portava una festa gay di soli neri(che in seguito al botto del camion si sono dati da fare per far divertire Mason tutta la notte e poi darlo in mano al chirugo plastico di Jackson) mi accascio a terra, distruggendo il bicchierino della zia Ornella.
!!!
Lascio il blog per tornare a gennaio. Non sarà l'unica cosa che mi mancherà in queste solitarie vacanze.
Forse posterò stasera, o domani mattina, ma non lo so...
Spero che quando tornerò ci sarà ancora qualcuno qui, alla soglia della mia nuova casa.
Buone feste amici miei, ricordate che è natale, l'unico periodo in cui dovete pensare a ciò che c'è di buono, e perdonare chi non lo è stato con voi.
Grazie ancora.
Entro in classe con una voglia di iniziare queste divertentissime SETTE ore di lezione che se riunita in un generatore di energia elettrica produrrebbe una reazione atomica catalogando la specie umana nelle “estinzioni geniali”. Immaginatevi che io per arrivare qua ho fatto tutto il possibile umano.
Sono finito nelle mani di uno che con molta probabilità è segnalato nella voce “catastrofi naturali” del nostro secolo( quell’uno è l’autista che mi sono allegramente beccato stamani in autobus ). Arriva in perfetto orario ma da Sieci in poi inizia a rallentare. Tentando di darmi dentro di me una logica soluzione al perché dell’improvviso rallentamento per poco non fulmino quei pochi neuroni scampati alla apocalisse celebrale denominata scuola, che da anni minaccia seriamente il corretto funzionamento della mia mente. Allora ( non ancora rassegnato e non accorgendomi del fatto che se il caso psicologico dell’anno continuava a guidare così arrivavo in ritardo mentre la classe se la spassava con diritto ) mi alzo e spiego al celere autista come fossero interessanti i metodi di tortura che vigevano nelle prigioni francesi del settecento, e come sarei stato onorato di poterne ammirare una abusando del suo corpo. Dopo aver trovato un buon motivo per spingere il pedale destro del mezzo di servizio, il gagliardo autista si esibisce in virtuose composizioni di sorpassi, sverniciamenti e male parole ( il ritorno ad una improvvisa gioventù del'autista ha dato la possibilità, a tutti noi occupanti del mezzo, di scoprire le più incredibili sfumature della lingua italiana ). Arrivato alla stazione degli autobus, in perfetto orario, mi accingo a prendere un’altro mezzo pubblico, di più piccola stazza, l’A.T.A.F., detto anche ATAF, senza i puntini. Arrecatomi alla fermata vengo assalito da ogni genere di persona esistente. Il barbone che ti fa tanta pena ma che ti guardi bene dall’avvicinarti ( il rischio di asfissia è grosso, che poi sia dell’uno o dell’altro sono profumi vostri ), la zingara che ti fa tanta pena ma allo stesso tempo paura ( sembra che ad un tratto esca fuori una carta magica e ti trasformi, vi consiglio di portarvi il vostro fido mazzo di YUGHI-HO o MAGIC, se siete amanti dei POKèMON... ve la siete cercata voi ), il disgraziato che vi appioppa il giornale gratis ( sono persone normali come tutti noi, ma vengono scansati manco fossero dei lottatori di sumo con gravi problemi di diarrea ). Sorpassata la mischia indecente vi trovate ad aspettare il vostro mezzo che non arriva manco a pregarlo in franco-turco. Tutto questo si svolge in inverno, tra i pinguini e gli eschimesi, e nell’attesa dell’ATAF o organizzate polke di gruppo con il resto della gente alla fermata o vi allontanate il tempo giusto per ammazzare un orso polare e cuccarvi la pelliccia. L’ATAF arriva che strabocca di gente. In quel preciso momento vi chiedete chi cacchio ve lo fa fare di andare a scuola in ste condizioni ( poi vi ricordate degli orsi polari ). Entrati a malapena dentro l’irrealistico mezzo di trasporto partite verso il calore dei termosifoni, l’allegria dei vostri compagni, le bestemmie dei bidelli, i cessi che fanno cagare ( almeno fanno quello per cui sono stati concepiti… ), le scale infinite, il compito di matematica... il compito di matematica... il compito di mate... IL COMPITO DI MATEMATICA?!?!?! E CHI "RAZZO" SE LO RICORDAVA??? Gli occhi si dilatano, le vene pompano sangue ad un ritmo frenetico, il sudore sulla fronte vi cala fino alle mutande, iniziate ad assumere lo sguardo di un maniaco sessuale nello stage di Playboy, la vecchia accanto a voi vi chiede gentilmente di spostarvi per uscire alla sua fermata, ma il pronto intervento dell’autista ( che prende la curva troppo largo ) fa sublimare davanti a voi la vecchia che si schianta più o meno in Piazza della Signoria. Il mezzo si ferma all’istante tra il panico e lo scanto[dal dialetto palermitano: paura] di tutti, tu invece non potresti essere più felice. La diabolica mente scolara ti fa intravedere la possibilità di saltare le grinfie infernali della professoressa di matematica, in maniera pulita e ( in fondo siamo tutti dei bastardi ) innocente. La vecchia è morta. Sebbene tu la conoscessi da dodici secondi già le avresti voluto tagliare le vene e impiccarla con quelle, ( e qui la logica infernale: ) ti metti a piangere. Sei così “traumatizzato” da non poterti muovere, da neanche tenere una penna in mano, insomma, da non poter fare il compito di matematica. Chiamano a casa e tu, traumatizzato, scioccato( e più bastardo che mai ), vai.
Giuseppe Di Lorenzo 2006